"La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. E' un viaggio dello spirito attraverso la materia, e poiché è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo. Ci sono perciò anime contemplative che hanno vissuto più intensamente, più largamente, più tumultuosamente di altre che hanno vissuto la vita esterna. Conta il risultato. Ciò che abbiamo sentito è ciò che abbiamo vissuto. Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto. Colui che sta in un canto del salone balla con tutti i danzatori. Egli vede tutto e, dato che vede tutto, vive tutto. E poiché tutto, in fin dei conti, è una nostra sensazione, tanto vale il contatto con un corpo come la vista di esso o come il suo ricordo. Io ballo quando vedo ballare. Posso dire, come il poeta inglese che disteso sull'erba guardava da lontano tre mietitori: 'C'è un quarto mietitore, e quello sono io'. [...] Ho vissuto tanto senza aver vissuto! Ho pensato tanto senza aver pensato! Mondi di violenze immobili, di avventure trascorse senza movimento, pesano su di me. Sono stanco di ciò che non ho mai avuto e che non avrò, stanco di Dei che non esistono. Porto con me le ferite di tutte le battaglie che ho evitato. Il mio corpo è dolorante per lo sforzo che non ho nemmeno pensato di fare."
[F.Pessoa - Il libro dell'inquietudine]
Gioco di scrittura: Provate a scrivere i prossimi post seguendo queste semplicissime regole. Non servono grandi imprese da raccontare, bastano le cose che vi succedono tutti i giorni in ufficio o all'università o ovunque siate. Il testo è tratto da questo libro: [Agota Kristof, Trilogia della città di K., Einaudi 1998, pp 26-27]. Per esempi o spiegazioni vi consiglio di leggerlo!
“Per i nostri studi abbiamo il dizionario di nostro Padre e la Bibbia che abbiamo trovato qui da Nonna, nella soffitta.
[…] Ci mettiamo a scrivere. Abbiamo due ore per trattare l’argomento e due fogli di carta a disposizione.
[…] Per decidere se [il testo] è Bene o Non Bene, abbiamo una regola molto semplice: il tema deve essere vero.
Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo. Ad esempio, è proibito scrivere: «Nonna somiglia a una strega»; ma è permesso scrivere: «La Gente chiama la Nonna la Strega».
E’ proibito scrivere: «La Piccola Città è bella», perché la Piccola Città può essere bella per noi e brutta per qualcun altro. Allo stesso modo, se scriviamo: «L’attendente è gentile», non è una verità, perché l’attendente può essere capace di cattiverie che noi ignoriamo. Quindi scriveremo semplicemente: «L’attendente ci regala delle coperte».
Scriveremo: «Noi mangiamo molte noci», e non: «Amiamo le noci», perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e obiettività: «Amare le noci» e «amare nostra Madre», non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento.
Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe; è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di sé stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.”
Riassumendo:
2 ore di tempo
2,5 cartelle 30x60
Il senso deve venire fuori dal testo (mostrare e non dire):
Il tema deve essere vero
Descrivere ciò che vediamo, sentiamo, facciamo
Attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di sé stessi
Evitare giudizi di valore
Evitare opinioni personali
Evitare parole e verbi che definiscono i sentimenti
"...rinunciò a capire se stessa, e si unì al grande esercito degli ottenebrati, che non seguono né il cuore né il cervello, e marciano verso il loro destino sotto le insegne del luogo comune. Quell'esercito pullula di anime buone e pie. Ma si sono arrese all'unico nemico che conti, il nemico interiore. Hanno peccato contro la passione e la verità, e si affannano veramente dietro la virtù. Col passare degli anni, diventano oggetto di critica. La loro bontà, la loro pietà, mostrano le crepe, la loro arguzia diventa cinismo, il loro altruismo ipocrisia; dovunque vadano, provano e producono malessere. Hanno peccato contro Eros e contro Pallade Atena, e sarà il normale corso della natura, non un intervento celeste, a vendicare quelle divinità alleate."
[Camera con vista - E.M. Forster]
"Il vero amore è dei poveri. Un uomo e una donna, poveri, che si sposano, debbono riunire le loro anime in una per resistere e farsi coraggio. Amarsi è farsi coraggio, è difesa, sangue che si aggiunge al tuo sangue, omertà anche. Un uomo povero che dal suo lavoro ricava sempre miseria, è più forte con una compagna al fianco. Soltanto allora valuta appieno il vigore delle proprie braccia, il significato della propria presenza sulla terra, vede chiaro e distante: le sue angosce annegano in una carezza.
Ma l'amore dei poveri è il più fragile: o il mosaico delle anime combacia perfettamente o tutto si frantuma e disperde, e l'amore diventa abbrutimento, diventa disperazione, diventa odio, ed anche tragedia. Un uomo povero può commettere tutti gli errori che la sua povertà gli suggerisce: può bestemmiare ed ubriacarsi, può perfino odiare il lavoro e perfino, in un attimo di smarrimento, rubare. Troverà sempre l'energia per riabilitarsi. Ma non gli è consentito sbagliare nello scegliersi la compagna. Questo errore gli ghiaccia il cuore, gli avvelena il sangue, non vi sarà più orizzonte davanti a lui, poiché il suo orizzonte era amore."
[Cronaca familiare - V. Pratolini]