martedì, 20 settembre 2005

Cavalli Selvaggi: il Texas prima di Bush

Storia di un mondo al confine del tempo

Cormac McCarthy (1933) sembra voler rispecchiare la vita dei suo personaggi, settantaduenne, solo, vive ad El Paso in Texas, a pochi passi dal confine col Messico, in un cottage mai finito e inbiancato con la calce. Silenzioso: una sola intervista in tutta la sua vita; rientra a pieno titolo in quella vasta schiera di romanzieri Americani che hanno scelto l’isolamento. In Cavalli selvaggi (All the Pretty Horses), primo capitolo della border trilogy (gli altri sono:Oltre il Confine, Città della pianura), abbiamo l’illusione di capirne le motivazioni. Con una lingua austera, scarna, incisiva trasforma il West in un grande romanzo di formazione; l’indagine psicologica, il viaggio, lo spirito delle immense distese e il dissidio interiore dell’amore sono i binari su cui scorre la storia. Ambientato fra il Texas e il Messico del 1949, quando le grandi praterie cedevano il passo alle autostrade e alle compagnie petrolifere, Cavalli Selvaggi (National Book Award nel 1992) è la storia di John Grady Cole, Cowboy sedicenne che calpesta sentieri dimenticati alla ricerca di una vita alternativa, fondata sui valori dei suoi avi: la semplicità infinita e silenziosa delle grandi distese, la grandezza dell’amicizia, l’innocenza. Ma anche in Messico, destinazione del suo viaggio, le cose sono cambiate e si muore per l’”innocenza” di aver rubato un cavallo proprio o la nobiltà del lavoro viene macchiata dagli affari e dalle strategie. E nella cavalcata finale verso il sole morente non riconosciamo la vittoria del bene sul male, ma l’ostinazione giovanile che McCarthy deposita direttamente nelle mani del suo personaggio, predestinato a quella disperata speranza che solo nella letteratura è possibile.

"Il deserto era rosso e rossa la polvere che si alzava, la polvere impalpabile che si posava sulle zampe del suo cavallo e di quello che lo seguiva. Al calar della sera si levò un gran vento che arrossò tutto il cielo. Da quelle parti c'era poco bestiame per l'estrema aridità della terra, ma all'imbrunire John Grady si imbatté in un toro solitario che nella luce sanguigna del tramonto si rotolava per terra come una bestia sacrificale in agonia. Nelle raffiche di polvere sanguigna vomitata dal sole spronò il cavallo e riprese a marciare col viso ramato degli ultimi raggi di luce, mentre il vento rosso dell'ovest spazzava il paesaggio crepuscolare e gli uccelli del deserto svolazzavano cinguettando fra le felci secche, e il cavallo, il cavaliere e il secondo cavallo passarono, e passarono le loro ombre affiancate come l'ombra di un unico essere. Passarono e impallidirono sulla terra sempre più buia, sul mondo a venire."

[Cavalli Selvaggi - Cormac McCarthy - Einaudi]


postato da: _hold3n alle ore 00:05 | link | commenti (12)
categorie: recensioni

Commenti
#1    20 Settembre 2005 - 13:55
 
a bello, come te va? qui tutto a meraviglia
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#2    21 Settembre 2005 - 13:42
 
grazie!!!!
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#3    21 Settembre 2005 - 18:33
 
A volte ritornano... .-)
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#4    25 Settembre 2005 - 15:22
 
un saluto di sfondo.. phx
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#5    22 Ottobre 2005 - 15:58
 
Finalmente hai deciso di cambiare i colori del blog? Era ora!
Però ogni tanto dovresti scriverci sopra qualcosa, se no che ci vengo a fare??
Chebbello!
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#6    24 Ottobre 2005 - 07:10
 
E c'hai ragione Fà!!! :)
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#7    27 Ottobre 2005 - 13:41
 
Ciao :)
la vita da cowboy..emozone vera.
Bimba
utente anonimo

#8    03 Novembre 2005 - 13:17
 
mi insegni, senza rumore, ad ascoltare pazientemente il silenzio?
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#9    05 Novembre 2005 - 17:05
 
...hey ciao. Allora ci "terremo d'occhio"!
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#10    08 Novembre 2005 - 23:15
 
ma torni o fai finta?
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#11    03 Ottobre 2006 - 11:03
 
ed ecco qui la soluzione al frammento:)
utente anonimo

#12    03 Marzo 2008 - 19:40
 
Ho iniziato ieri a leggerlo!
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