domenica, 19 dicembre 2004

Fino all'ultimo respiro.
Un racconto sulla cenere.
Uno...

Le sigarette hanno uno strano fascino, sembrano bruciare dall'interno. Appena le accendi fiammeggiano nell'oscurità e poi rimane solo un piccolo bagliore che la cenere avvolge e tenta di nascondere. Se smetti di fumare e la osservi ti accorgi che il tabacco brucia velocemente, ma con delicatezza e lascia muri e muri di cenere intorno, inspessisce il distacco dalla realtà. Dentro un'anima incandescente s'avvolge di passione. Ma con delicatezza.
La notte è un velo nunziale, ricopre questa valle e i suoi abitant, e la puoi toccare come fosse spessa e tangibile, la puoi respirare come il vuoto e questo silenzio. Prima della notte non mi ero mai reso conto di come il silenzio potesse essere qualcosa che riempie i vuoti, un'entità tutt'altro che impalpabile.
Un merlo o un uccello notturno lancia il suo richiamo, giù, nel bosco. La sua vicinanza mi disegna d'un tratto la relatività degli spazi. Sembra di essere nell'androne infinito di un condominio. O in una stanza immensa. L'eco di quel richiamo raggiunge la strada sull'altro lato della valle. Lambisce le montagne verso l'orizzonte. Poi, torna indietro, per farsi ascoltare.

Mi appoggio sulla ringhiera, le braccia conserte, guardo in basso. Ogni tano porto la sigaretta alla bocca e respiro piano, a tempo con le cose che mi stanno intorno. Sotto di me un solo piano mi distanzia dal buio e dal mondo.
Al primo tiro i pensieri rincorrono il fumo giù verso il fondo dei polmoni, raccolgono qualcosa e lo portano nella notte.

Un bambino e una bambina, si tengono per mano. La bambina ha gli occhi rossi e gonfi. Il bambino ha un singhiozzo da pianto che non riesce a trattenere. Le orecchie che ronzano. La stanza è buia, illuminata da una sola finestra posta dal lato dove il sole è già passato. Di fronte alla finestra sua madre che lava i piatti con il pianto in gola. Suo padre che le sta dietro e senza un minimo di dignità cerca perdono per i suoi tradimenti. La madre non batte ciglio, continua a lavare una tazza. Il padre smette di pregare e di imprecare, ha una faccia contratta dal nervosismo, si muove, come se avesse afferrato una verità di vita, con gli occhi che guardano decisi la porta e le braccia che non seguono il corpo nel movimento di questo verso la porta. Il bambino ha un presentimento, si alza e lo segue, sa dove il papà tiene nascosta la pistola di servizio.
Entrano nella stanza, il padre non si accorge di lui, prende la pistola, la accarezza lucidamente e con una teatrale sofferenza che solo da adulto il bambino avrebbe compreso e appreso come un'esemplare interpretazione, la carica, la porta alla testa...si ferma, si siede e rimane a fissare la madre che lo guarda sbigottita dalla porta, alle spalle del bambino immobile.








postato da: _hold3n alle ore 15:36 | link | commenti (7)
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...e due.

Il viso si contrae. Appuntisco la bocca come se stessi baciando il vuoto e la piego istintivamente verso destra.
Guardo la sigaretta, ho il vizio di ciccare di continuo, cade un pò di cenere sulle foglie di una giovane pianta di nespole. Il vento mi accarezza le spalle e scuote la pianta. La cenere scivola verso l'ignoto.
Avvicino la sigaretta alla bocca e faccio un secondo respiro. Lungo, lunghissimo.

Due macchine che corrono lungo tornanti di montagna. Tre ragazzi nella prima, tre ragazzi nella seconda. Prima di iniziare la salita verso la sommità della montagna i ragazzi si fermano in una zona di sosta per decidere se salire, lassù c'è il cielo completamente coperto.
-Saliamo dai!- dice quello con i capelli lunghi- al massimo torniamo subito giù, tanto neve non ce n'è ancora.
-E dai, saliamo, facciamolo contento!- rispondono quasi tutti gli altri.
Lungo la strada l'autunno che si manifesta, le foglie di olmi e tigli e ippocastani  tendono un tappeto rossiccio del sole che hanno conservato e trattenuto.
Verso l'alto la visibilità diminuisce, il mondo si perde in trasparenza. I contorni non hanno più significato, i confini delle cose non esistono più. Si ha l'impressione di aver varcato quella sottile linea che distingue una cosa dall'altra.
I ragazzi fermano le macchine, quasi impauriti dal luogo escono in punta di piedi. Non riescono a distinguere il volto dei loro compagni. A vederli potresti pensare che non stanno nemmeno respirando.
Passa qualche minuto, sempre in silenzio.
-Gridiamo!- dice quello con i capelli lunghi- gridiamo dai!
-Questo è pazzo risponde il primo
-AAAAAAAAAAAH! -grida quello più indietro. E poi l'altro. E l'altro ancora. E poi tutti.
-E' come un argine che si rompe- dice quello con i capelli lunghi.
-Ma non dire cazzate- dice scherzando uno dei ragazzi e gli dà una spinta, per gioco. E lo trascina un pò. Ma per gioco.
E i sei ragazzi sembrano aver varcato un confine, racchiuso e custodito dentro di loro. E cominciano a cantare, ma con una felicità e una gioia che prima non avevano. E cominciano a ridere e a camminare nella nebbia, ma con una felicità.
E si perdono per una curva che non finisce più, che a guardarla bene sembrerebbe la loro vita, ma c'è la nebbia ed è un montagna e non è altro che una curva su una montagna piena di nebbia. E lo sai perché ci sono gli altri accanto, che ti trascinano un pò, ma così, per gioco.

















postato da: _hold3n alle ore 15:34 | link | commenti
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...tre.

C'è cenere lungo la sigaretta, sembra non voler cadere. La osservo un pò e mi chiedo dove sia finita tutta quella passione arroventata. Allora sporgo un pò le dita e cicco verso il basso. Il vento piega un pò verso sinistra e la cenere si dispiega come una vela. E si perde, chissà dove.
Un gatto fa un pò di rumore e si muove furtivo laggiù, dove io non posso vederlo. Tiro un altro pò di fumo nei miei polmoni.

Due ragazzi seduti in una macchina nera, la radio spenta, lui che fissa nel vuoto davanti a sé e lei che parla:
-Non sento più nulla. Non sento il desiderio di desiderarti- dice lei.
-Che significa- prova a dire lui, ma lo tiene per sé.
-Più esco fuori dalla malattia e più mi rendo conto di allontanarmi da Te e non provo dolore per questo. Mi fa male di più non provare dolore- continua lei.
L'immagine si mescola ad altre parole.
Quattro ragazzi in una macchina, due dietro, due davanti. Si fermano davanti un negozio di dolci.
-Che c'hai, non ti svegliano nemmeno i cornetti stasera? -dice quello che guida.
-Non lo so, mi sento uno strano magone oggi- risponde quello.
In quel momento una telefonata, una voce femminile. Da lontano.
-Non ce la faccio!- dice la voce.
-Non ce la faccio a far cosa?- dice il ragazzo di prima.
-Noi due, insomma, non ce la faccio. Sì insomma, sono lì e mi piace, è tutto vero, poi sono qui e non... non ho voglia nemmeno di sentiri. Non mi manchi.
L'immagine cambia ancora.
Tre ragazzi, universitari, dentro una stanza. L'appartamento è piccolo, la città è Roma. Loro due sono amici da sempre, lei è entrata fra di loro di prepotenza. E' stata con lui per più di tre anni. Il ragazzo con i capelli lunghi all'inizio non la considerava nemmeno,pensava che gli avesse rubato uno spazio, poi ha imparato a volerle bene. Si conoscono da una vita.
Lei è in lacrime, ma il viso irrigidito in una espressione di turbamento costretto, forzato le fa sembrare false. Sorride, ma sembra un sorriso isterico. I due ragazzi si guardano in faccia. Il pavimento è freddo, la luce è poca e la televisione un rumore di fondo.
-Vi voglio bene, lo sapete, ma quando sono qui e voi a casa io non vi conosco più- dice lei.
-Che significa- prova a chiedere il ragazzo con i capelli lunghi.
-Significa che quando sono qui voi per me siete un peso.




















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...e quattro.

La sigaretta supera di poco la metà. Fino all'ultimo respiro penso, fino all'ultimo respiro. La cenere dell'ultimo tiro non l'ho nemmeno vista cadere, non ce ne sono tracce. La valle rimane una campana isolata. Io ci sono dentro e ne faccio parte. Mi sembra di sentire il respiro degli alberi e l'acqua che scorre da qualche parte laggiù. E' un mormorio che ti dà la consapevolezza di esistere qui e ora. E non altrove, non dentro immagini avvolte dal fumo.
Sospiro un pò, mi strofino un occhio provato dal sonno e porto di nuovo la sigaretta alla bocca.

Un bambino, avrà cinque anni, gioca con un piede a fare cerchi sulla terra.
La terra è gialla e fina, un pò battuta. Lo spazio intorno a lui è un campo da calcio. Ci sono adulti vicino un piccolo edificio bianco che parlano fra loro e, poco distanti, altri bambini come lui. Suo padre lo spinge dentro lo spogliatoio con la valigiona grande che gli ha regalato lo zio per la comunione. Dentro ci sono una maglietta gialla e blu e un paio di pantaloncini blu, delle scarpe da calcio e un paio di guanti rossi ricoperti di strisce di gomma nera. Profuma tutto di nuovo e di fresco e di bello.
La stanza è quadrata, intorno panche addossate al muro piene di bambini che si cambiano. Il bambino si sente straniero in quel posto. Non ha frequentato l'asilo e vive in un posto dove non ci sono bambini. Non va ancora a scuola. E' un piccolo inferno in miniatura se sei timido e il bambino purtroppo lo è. Poi dall'angolo, vicino al termosifone, uno dei ragazzi lo nota e in dialetto gli chiede se è nuovo. Annuisce.
- Dai vieni, ti faccio posto così andiamo a giocare.
Il bambino si siede, inizia a sorridere. Si cambia, mette il suo bel completino nuovo che gli sembra la cosa più bella del mondo e poi esce insieme agli altri.
Un signore con la barba lunga li fa correre per un pò lungo la linea di calce bianca. Pochi minuti. Poi ginnastica e infine chiede:
-E adesso, chi si mette in porta che cominciamo a giocare?
Nessuno alza la mano. Qualche secondo ancora e nessuno risponde.
Il bambino che, per natura, non è troppo sveglio, alza la mano per paura che si vada tutti a casa senza giocare. A quel punto, quando non può più tirare indietro la mano, si accorge del sorriso degli altri e di quello dell'allenatore.
Impara presto che ci sono scelte nella vita alle quali non si può più rimediare e che non prevedono ripensamenti.












postato da: _hold3n alle ore 15:30 | link | commenti
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...cinque.

Mi soffermo a guardare il cielo immerso in un sorriso. La cenere è caduta sulle mie mani e la stringo un pò in un pugno, prima di lasciarla cadere. Il vento la spinge verso di me e si adagia sui miei vestiti, sulle scarpe. Molta rimane nel palmo della mano. Sembra proprio non voler andar via.
Certe volte la cenere o tutto ciò che la riguarda sembra una malattia, una fissazione, qualcosa che ti appartiene, come delle strane abitudini che ti porti dietro da quando eri bambino.
Ancora qualche tiro prima del filtro. Quello fa male, non mi va di respirarlo.

C'è un ragazzo a cui piace fare falò del suo passato, delle cose tristi, di quelle che lo legano così forte e non gli permettono di vivere il presente. Lo ha fatto due volte nella sua vita. Prendeva uno scatolone, lo riempiva di tutte le cose che gli ricordavano quella persona, un pò di alcool e un accendino. Il fuoco è catartico, brucia i pensieri insieme alle cose e impedisce alle giornate di incastrarsi su una vecchia foto o su un pacchetto di fiammiferi.
Adesso entra nella sua stanza con un grande scatolone, più grande di tutti quelli che ha già riempito, ha intenzione di riempirlo fino all'orlo e forse, sa, che non gli basterà nemmeno.
Comincia a guardarsi intorno. Da un pò non dorme in questa stanza, le cose sembrano così aggressive, sembrano non voler cambiare, mentre intorno il mondo non esiste più. E poi, tutti questi colori, queste frasi, queste immagini, i quadri! come si possono bruciare i quadri. E i libri che lei gli ha regalato e le cose che hanno scritto insieme, i graffi sul muro, la striscia lasciata dalla gomma delle sue scarpe al lato dell'armadio la prima volta che è entrata nella sua stanza.
Sente il pianto che sale dalle profondità più nascoste del suo corpo, poi prende lo scatolone, lo porta fuori, vuoto, e lo brucia.
Quando il falò è finito cerca i vecchi pennarelli che usava a scuola e comincia a scrivere sul muro, come fosse una lavagna vergine. Lascia che la stanza cambi nuovamente e recuperi quell'intervallo di staticità che li separa.








postato da: _hold3n alle ore 15:29 | link | commenti
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...e sei.

Manca un solo tiro prima del filtro. La luna, come il sole, nel tempo di una sigarettà sembra aver corso per il cielo. Illumina un albero alle spalle, da lontano appare come un incendio di candore.
Porto la sigaretta per l'ultima volta alla bocca e tiro fino in fondo.

Due ragazzi, in treno, tornano da una giornata in cui hanno visto una mostra e hanno passato tutto il resto della giornata in una libreria. Lei è stanca e ascolta con un filo di attenzione dei ragazzi che parlano del decadentismo sull'altro lato del treno. Lui guarda fuori affascinato dalle cose che mutano di forma e di colore e dal paesaggio che si veste prima di verde, poi di rosso, poi di notte.
Lei sbadiglia.
Lui, come svegliato all'improvviso, prende lo zaino che aveva accanto a sé e tira fuori un libro e dice:
-Posso leggerti qualcosa?
-Lei sorride e annuisce.
-Pagina? chiede lui.
-In che senso?- chiede lei.
-Dimmi il numero di una pagina e io ti leggo un frammento di quella pagina- dice lui.
-Va bene...allora...177
-"Essere puro, non per essere nobile o essere forte, ma per essere sé stesso".
Lei sorride, lui fa una smorfia che assomiglia ad un sorriso malizioso.
-Leggimene un'altro- chiede lei.
-"Non l'amore, ma i suoi dintorni valgono la pena..."
Lui sorride, lei rimane interdetta, poi maliziosamente lo bacia e gli chiede sottovoce:
-Ne sei convinto?

Fino all'ultimo respiro lascio che la notte e questo silenzio entrino dentro di me. Il passato l'ha formato, l'ha plasmato, ma ad un certo punto diventa un fardello troppo grande da portare sempre dietro. Allora lo si lascia in giro, su una lettera o dentro un cassetto.
Una moto passa sfrecciando sull'altro lato della valle, dilania il velluto nero del silenzio. Non si sente più il rumore dell'acqua e la luna illumina la valle. Lo spazio ritorna alle sue dimensioni naturali. Dall'altra parte della strada arriva un bagliore giallastro ad intermittenza e il rumore meccanico della macchina dgli spazzini.
Non ci sono più uccelli che cantano in lontananza.
E il mondo è esploso di nuovo.
Dopo l'ultimo respiro.





















postato da: _hold3n alle ore 15:26 | link | commenti (2)
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