"...nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile"
[Lezioni Americane - I.Calvino]
"Immobile e delicata, la trota era sospesa tra le ombre vacillanti. Tre ragazzi, con le canne da pesca salirono sul ponte e tutti ci sporgemmo dal parapetto a guardare la trota. Conoscevano quel pesce. Era famoso da quelle parti.
- Sono venticinque anni che cercano di pescare quella trota. A Boston c'è un negozio che offre una canna da pesca da venticinque dollari a chiunque riesca a prenderla.
- Allora perché non la prendete voi? Non vi piacerebbe avere una canna da pesca da venticinque dollari?
- Si, - dissero. Si sporgevano dal parapetto, guardando la trota. - Certo che mi piacerebbe, - disse uno.
- Io non vorrei la canna, - disse il secondo. - Preferisco i soldi.
- Forse non te li darebbero, - disse il primo. - Scommetto che ti costringerebbero a prendere la canna.
- Allora la venderei.
- Non ti darebbero venticinque dollari.
- Allora prenderei quello che mi danno. Con questa canna posso pescare gli stessi pesci che pescherei con una canna da venticinque dollari -. Poi parlarono di quello che avrebbero fatto con venticinque dollari. Parlavano tutti insieme, con voci insistenti e impazienti, contraddittorie, trasformando una cosa irreale in una possibilità, poi in una probabilità, poi in un fatto incontrovertibile, come fa la gente quando i suoi desideri diventano parole.
- Comprerei un cavallo e un carretto, - disse il secondo.
- Sì, domani, - dissero gli altri.
- Certo. So dove trovarne uno per venticinque dollari. Conosco il venditore.
- Chi è?
- Lo so io. Potrei comprarlo per venticinque dollari.
- Si, - dissero gli altri. - Cosa vuoi che sappia, lui. Tutte balle.
- Davvero? - disse il ragazzo. Continuarono a canzonarlo, ma lui non disse altro. Si sporgeva dal parapetto, guardando la trota che aveva già speso, e a un tratto l'acrimonia, il disaccordo, era scomparso dalle loro voci, come se anche per loro fosse come se lui avesse preso il pesce e comprato cavallo e carretto, partecipi anch'essi di quel tratto, tipico degli adulti, che consiste nel lasciarsi convincere di qualsiasi cosa da chiunque ostenti un'aria di muta superiorità. Mi sembra che la gente, che tanto si fa usare dalle parole, sia coerente almeno in questo: nell'attribuire saggezza a una lingua immota; e per un po' sentii che gli altri due cercavano in fretta un qualche modo di affrontarlo per portargli via il cavallo e il carretto."
[W.Faulkner - L'urlo e il furore]
Una farfalla di un giallo così chiaro che assomiglia al bianco. I fiori del gelsomino e il suo profumo. La stessa sensazione del toccare una pelle vellutata sotto il sole brillante di una giornata di primavera. Il sole sulle foglie dopo un temporale che ha spazzato via ogni cosa. La sensazione del calore interno delle cose, coperte da quella leggerissima patina di umidità che rende tutto vivo, acceso, frizzante, come la brezza marina in notti intense d'estate.
Il profumo della primavera e dell'estate che s'avvicina, le stesse sensazioni olfattive e tattili dell'estate passata. L'olfatto è senza alcun dubbio il senso della memoria. Mi viene in mente la fine della primavera passata e il ritorno a casa, gli amici riscoperti ogni giorno un pò di più, il profumo dell'incenso alla citronella acceso tutte le sere per scacciare le zanzare e le partite a Monopoli fino a tarda notte a casa di Francesco. L'arrivo dell'estate e nottate intere sotto il portico di casa mia fra gelsomini e aceri, fra api che riposano e gatti che si rincorrono. Lo spazzino alle tre del mattino a prenderci in giro e noi a ridere e a incazzarci per un gioco da bambini di terza elementare concluso alle cinque del mattino con il sole che cominciava ad annunciare un altro giorno in giro. L'arrivo di Elisa, la prima sera che io mi sia reso conto della sua presenza, una serata intera a parlare di Fenoglio con una passione e un ardore da libri di critica. E vedere brillare i suoi occhi e capire come avevo capito io che dietro quello sguardo c'era molto più della bambina alla moda che si pensava.
L'ululato di un cane, il mormorio di gente che passeggia, due ragazzi che si baciano poco lontano da noi, la valle ai nostri piedi e una torre romanica diroccata alle nostre spalle. Seduti al centro di un'aia medievale. Vedere rischiarare la notte senza accorgersi dello scorrere del tempo, sentire un carillon sussurrare note con una lentezza da capogiro e sentire il cuore battere, battere, battere. Giocare con i limoni come un giocoliere maldestro e parlare solo per metafore, coniare un linguaggio comprensibile solo da noi due e farlo nostro in men che non si dica. Vedere un limone e tornare ogni volta a quel momento, a quel pomeriggio. Sentire ancora sulla pelle il profumo e la sensazione del suo primo abbraccio. Sentirsi dopo tanto tempo indispensabili per qualcuno. Sapere di esistere per un abbraccio e non per una caduta o uno scontro. Sapere di esistere e di essere caldi, sensibili, pronti ad essere accesi come un falò che aspetta di vivere.
Sotto il mio balcone c'è un gran limone fronzuto pieno di fiori bianchi e amico di api e uccelli. In estate si riempie di limoni, gialli, intensi, profumati. All'inizio dell'estate un'ipomea dai fiori di un blu così intenso da disorientare lo sguardo è nata proprio alla base del limone. L'ipomea è una pianta rampicante, ha scelto il limone come suo compagno. Durante l'estate si è insinuata fra i suoi rami, è cresciuta con lui, ha baciato i fiori bianchi e amato i suoi frutti maturi. Alla fine di agosto il suo amore è esploso in campanelle blu, di un blu talmente tanto attraente da deformare lo sguardo intorno a loro. Ogni limone, ogni ramo di quel limone era un tutt'uno con la sua amante estiva. Il freddo è arrivato presto e non è certo il limone una pianta in grado di proteggere e proteggersi dal freddo: così fragile e estiva, timida, passionale. Così umorale e solitaria. Il freddo in pochi giorni ha gelato i fiori blu e per pochi giorni l'unica traccia di quella passione non è stata altro che uno scheletro rinsecchito avvolto ai rami del limone.
S'è acceso un inverno rigido. Sono cadute le foglie e tutti i limoni, non ci sono stati fiori bianchi da impollinare. Non ci sono frutti da gustare in questa nuova primavera, sembra che tutto sia accaduto per essere risvegliato dall'odore acre dell'incenso alla citronella. E dal profumo setato dei fiori di gelsomino.