sabato, 28 febbraio 2004

"[...] io mi sento d...

"[...] io mi sento di poter dire che quando soffrono, i professionisti, smettono di scrivere, e i dilettanti si mettono a scrivere. Ovviamente alle volte ci son momentacci in cui si produce proprio un vento contro, doloroso. Allora lì il professionista – e non vuol dire che il professionista viene pagato, il professionista alla fine verrà pagato, per forza: è un professionista – ma il professionista questa cosa non la tocca: questa roba è la mia vita , è la mia professione addirittura, se perdo questo perdo tutto. Il professionista lì si ferma, lotta con ‘sto vento, risolve, per quel che può, o vi è travolto, se non riesce a risolvere i problemi, poi, dopo, quando questo momentaccio è passato, scrive. Il dilettante, invece, BUM, subito prende questo flusso di merda che gli arriva addosso, e, per terapia, per consolarsi, per reggere meglio l’urto e illudendosi addirittura che questo nobiliti il suo gesto, scrive. In quel modo tu dài un imprinting alla tua natura di scrittore che non ti rappresenta. E ti porti appresso, anzi addirittura ci lavori...è come lavorare con una penna con un macigno sopra e scrivere con ‘sto macigno. Ti porti dietro questo ingombro addirittura nella pagina, addirittura dài alla pagina che scrivi, e che chissà perché io dovrei leggere, gli dài addirittura il compito di guarirti, di farti star meglio, di lenire il tuo dolore, alla scrittura o all’arte, diciamo, terapeutica." (Sandro Veronesi)

Visto il perdurare di un'insistente insonnia esistenziale il curatore di questo blog ha deciso di chiudere per un pò le persiane e lasciare che il momento passi o si risolva o generi qualcosa di positivo o se non di positivo, almeno che sia costruttivo. Mi auguro di scrivere già domani, ma non credo. Mi auguro di scrivere a breve e lo spero. Sono qui che vi leggo, tutti, non me ne vado via del tutto, chiudo solo un pò la finestra, ché troppa luce mi fa male agli occhi e troppo buio mi fa paura. E aspetto primavera.


postato da: _hold3n alle ore 21:20 | link | commenti (28)
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venerdì, 20 febbraio 2004

I sentimenti più d...

@PhotoBox

I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo. Tutti questi mezzi toni della coscienza dell'anima creano in noi un paesaggio dolorante, un eterno tramonto di ciò che siamo. Il sentirci è allora un campo deserto che imbrunisce, triste di giunchi accanto a un fiume senza imbarcazioni, nereggiando chiaramente fra rive lontane. (1)

Quando viviamo costantemente nell'astrattezza (sia essa l'astrattezza del pensiero o quella della sensazione immaginata) finisce che, addirittura contro il nostro stesso sentimento e la nostra volontà, le cose della vita reale che in accordo con noi stessi più dovremmo sentire, diventino per noi dei fantasmi.(1)

Non capisco cosa stia succedendo e perché succede. In ogni caso non è giusto che qualcosa possa ferirti così.(2)

Vivere! Vivere! E se non altro il sospetto che forse nel letto di Proserpina dormirei bene.(1)

[1: F. Pessoa] [2: W. Saroyan]


postato da: _hold3n alle ore 03:12 | link | commenti (13)
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mercoledì, 11 febbraio 2004

Borderline su rai ...

Borderline su rai due, di notte, mentre tutti dormono.

Intervistano un bambino in una scuola di musica. La scuola è una scuola per giovani talenti, bambini fuori dalle righe, piccoli dotati. Il medico intervistato dice che è un errore fare una scuola per giovani talenti è come trovare un'equazione matematica e volerla per forza spingere alle sue estreme conseguenze, ma lui è già talentuoso, lui è già dotato. Non serve spingerlo oltre, lui è già oltre.
Intervistano il bambino, cos'avrà più degli altri mi chiedo oltre a saper suonare da Dio il pianoforte?!
-Cosa vuoi fare da grande?- chiede l'intervistatore.
-Non so adesso il dottore come mio papà!- risponde il bambino con una timidezza che svela la consapevolezza del suo sguardo. Come se fosse consapevole di rispondere alla domanda più insensata del mondo.
-Parla più forte, non essere timido- dice di nuovo il commentatore ché anche lui vuole insegnare qualcosa al piccolo genio.
-No so- timido, ma un pò alterato il bambino- adesso voglio fare il dottore come mio papà, ma chi lo sa, magari dopo cambio idea.
E invece è il bambino che insegna qualcosa perché lui è al di là, davvero. Lui è consapevole, anche se è un bambino.
Ché essere un "genio" è una questione di occhi mica di talento.

Lo psicologo intervistato dice che sono gli adulti che uccidono la vita e l'infanzia. I bambini quando giocano lasciano mille stanze aperte perché il gioco, come il pensiero è caotico. L'ordine uccide la vita, il disordine è il principio di ogni cosa. E' dal caos che nasce l'universo.









postato da: _hold3n alle ore 03:09 | link | commenti (23)
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sabato, 07 febbraio 2004

[Memorie dalla notte...

[Memorie dalla notte]: Ho sognato di essere sul sagrato di una chiesa, appema uscito da una Panda bianca e con qualcosa fra le mani. Forse un regalo, forse una lettera. Accanto a me una persona di cui non ricordo il volto e che mi parlava senza sosta di qualcosa. Ho sognato di vedere in lontananza una macchia bianca che entrava nella chiesa da un'entrata laterale. Ho sognato che quella macchia bianca fosse Francesca in abito da sposa. Ho sognato di entrare nella chiesa nel momento in cui il prete chiedeva ad alta voce se c'era qualcuno che aveva qualcosa da dire sul matrimonio e sul da farsi. Ho sognato che mi guardavo le scarpe vecchie e sporche di terra. Che il vestito era corto e macchiato e che tutti in quel preciso momenti si voltavano a guardarmi e io, alzando gli occhi, li riconoscevo uno per uno. Ho sognato di far finta di nulla e di incamminarmi alla destra della navata centrale, piena di parenti e di conoscenti. Ho sognato di incontrare lo sguardo degli zii di Francesca, uno sguardo pesante e interrogativo. Ho visto la felicità sul volto dei genitori di Fra e la contentezza di tutti i parenti più stretti quando ha detto sì alla domanda canonica. Ho visto il volto di suo marito e quella sensazione nello sguardo di chi è in mezzo a qualcosa e lo tollera solo perché è il momento giusto di tollerarlo. Ho sognato che gli sposi si sedessero al primo banco insieme ai genitori e davanti all'altare cominciasse uno spettacolo di artisti di strada e clown e acrobati. Ho sognato che dalle colonne spuntassero nastri colorati e che trampolieri senza volto vi si attorcigliassero. Ho sognato bambini vestiti di giallo come piccoli pinguini andassero avanti e indietro trasportati da adulti vestiti allo stesso modo che li controllavano con due bacchette lunghissime. Ho sognato che questi bambini avessero davanti a loro un marchingegno di carta velina che si arrotolava e si contraeva e poi esplodeva con un frastuono di coriandoli e stelle filanti. Ho sognato che entrando camminassi fra questa gente e che ad un tratto senza accorgermene andassi oltre l'altare dalla navata laterale e che tutte le persone in prima fila alzassero i loro occhi su di me, anche Francesca e suo marito e che allora, spaventato, mi ritirassi, piano, dietro una colonna, proprio accanto ai suoi genitori. Ho sognato urla di gioia, battute irriverenti e risate, tante risate. Ho sognato colori ovunque e una chiesa luminosa. Ho sognato una musica Caposseliana che accompagnava le acrobazie. Ho sognato Fra, bianca come il candore, sorridente e con gli occhi presenti, pieni di Lei. Ho sognato che mi salutava e ringraziava come uno dei tanti partecipanti e mi chiedeva perché non l'avevo più chiamata. Avrei voluto risponderle che suo marito me l'aveva impedito, ma era già l'una e il telefono squillava.


postato da: _hold3n alle ore 15:13 | link | commenti (9)
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mercoledì, 04 febbraio 2004

Riflessione rubata d...

Riflessione rubata da una lettera a Cori.

Guardo la televisione sempre oltre gli orari normali, in genere comincio alle undici di sera o sù di lì. Mi piacciono i programmi della notte o i film che di giorno non vedrebbe nessuno. Una sera su rai tre c'era un film che ha vinto qualcosa a Cannes, ma non ricordo proprio come si chiama. E' ambientato ad Israele nel periodo dell'ultima guerra, quella dei cinque anni se non sbaglio o qualcosa del genere. Molto recente comunque. E i primi dieci minuti del film sono di una poesia estrema. L'inquadratura è dall'alto, verso il basso. Come se fossimo Dio e guardassimo i nostri figli far l'amore. Il letto, grande, immenso, bianco come una tela e loro due nudi sopra una montagna di colore liquido e denso, come una crema soffice e tremendamente colorata.

Non fanno l'amore, non sarebbe giusto definirlo così. Si mescolano. Si baciano e si accarezzano come se si mescolassero. I colori su di loro, li coprono completamente e li rendono fluidi. Il letto che si colora di loro, che diventa tavolozza dei loro gesti e del loro mescolarsi. Loro due che si perdono in una figura unica e intima. Una sola cosa con il colore, che si muove, che si mescola.

E' il senso stesso del mescolarsi che mi piace. Il concetto di mescolarsi. Di essere in due una cosa sola, ma diversa da ciò che si è normalmente. Qualcosa che ti rimane dentro perché puoi essere un qualsiasi colore, ma una volta che ti sei mescolato e torni poi ad essere un colore unico, t'accorgi di avere dentro tracce del colore che sei stato.

Mi chiedi se si può essere ciò che siamo quando amiamo?!

Proprio mentre scrivevo queste cose mi chiedevo se in fondo amare non vuol dire proprio questo mescolarsi. Mescolarsi e dar vita a qualcosa di altro da noi, come nell'arte. E sapere perfettamente che l'unicità di quel qualcosa che è altro da noi è tale solo perché dentro c'è quella parte di noi totalmente istintiva e naturale, priva del velo di apparenze e convinzioni che generalmente convive con noi.

Forse sì, in fondo è proprio questo quel concetto di amore che avevo dimenticato. E sono DAVVERO felice di avere questo pensiero ora che lo sto scrivendo. E' una consapevolezza, proprio ora che scrivo. E' bellissimo. Bellissimo sì, pensare che l'amore sia essere noi stessi, mischiati con qualcosa che non controlliamo: l'altra persona.

Sì, penso che si può essere noi stessi, ma noi stessi è una parte del tutto. E quel tutto lo viviamo come nostro, per questo non lo riconosciamo come noi stessi. E adesso che lo ricordo lo trovo estremamente bello e suggestivo e mi vien voglia ancora di più di riprovarlo sulla mia pelle.


postato da: _hold3n alle ore 17:37 | link | commenti (12)
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