Rubato da una lettera a Cori.
Di cosa ho voglia in questo momento? mmmh! Ho voglia di un teletrasporto per andare a trovare tutte le persone che sono lontane da me e che vorrei assolutamente vedere. Ho voglia di una borsa come quella di MaryPoppins per portare le persone che vado a trovare a fare una passeggiata nel mondo fatato dei quadri. Ho voglia di andare a Malaga a vedere una bellissima mostra di Picasso. Ho voglia di vedere la Norvegia, la Finlandia e i canali dell'Olanda. Ho voglia di vedere il Louvre al tramonto e di vedere la notte e le stelle in un firmamento di vetro. Ho voglia di un barattolo di nutella grande quanto me. Ho voglia di colori con cui fare l'amore. Ho voglia di fare l'amore. Ho voglia di un punto Einaudi disabitato con le chiavi lasciate per sbaglio alla porta e tutti i libri da toccare e da annusare. Voglio uno scatolone di libri di una biblioteca tutti stropicciati e ingialliti e pieni di annotazioni di chi li ha letti per immaginare la vita e le storie di chi li ha letti oltre di chi li ha scritti. Ho voglia di una lettera che venga da lontano e scritta da qualcuno che ha dimenticato di scrivere il nome, ma che sia la lettera più passionale che abbia mai ricevuto. Ho voglia di una lettera di Irene e una di Donata, una lettera di Donata rimasta bloccata in qualche ufficio postale e che arrivi con dieci o quindici anni di ritardo. Voglio un pianoforte con dischetto magnetico su cui ci sono le istruzioni per suonarlo e un collegamento diretto alla mia mente per imparare a suonarlo in trenta secondi di connessione, proprio come matrix. Voglio una mongolfiera che viaggi a comando, chiedendole solo se per caso ha voglia di portarci con lei a fare una passeggiata e che aspetti un per favore per alzarsi in volo. Ho voglia di un telescopio lungo fin dove voglio guardare e una posizione appartata e invisibile nella stanza di un condominio affacciato alla finestra che dà su un milione di altre finestre, spalancate e con la luce accesa, da dove posso guardare e immaginare la vita di un milione di altre persone. Ho voglia di scrivere un libro di sogni. Ho voglia di qualcuno che abbia voglia di leggermi solo perché ha smesso di sognare. Ho voglia che quel qualcuno ricominci a sognare non appena ha letto la parola fine sull'ultima pagina del libro scritto per lei. Ho voglia di uno spettacolo di teatro che tenga il fiato in sospeso e che appena finito ti faccia ricordare che stai morendo perché non respiravi più. Ho voglia di conoscere Gabriele Vacis, che se fossi donna farei di tutto per conoscerlo e per rubarlo a sua moglie :). Ho voglia di giocare l'ultima partita di campionato in perfetta forma mentale e fisica e di parare un rigore sull'uno a zero per noi e di sentire tutta la gente che grida perché abbiamo vinto qualcosa insieme. Ho voglia di un computer portatile o di qualcosa che scriva ovunque, anche sul treno. Ho voglia di passione, passione, passione. Ho voglia di perdermi negli occhi di qualcuno e di sentirmi amato, con passione. Ho voglia di perdermi negli occhi di qualcuno e di poter amare, con passione.
[10] "Il passato è il propellente che serve alla navigazione del Narratore-Eroe verso il futuro; è un fine, ma è insieme un mezzo per riconoscere, direbbe Heidegger, le 'proprie possibilità'. " (L.De Maria riferendosi alla Recherche)
Vi faccio partecipi di un fatto epocale. Ieri ho cominciato a leggere Alla ricerca del tempo perduto. Credo che mi prenderà buona parte dell'anno. Per questo vi faccio partecipi, perché se riesco a non smettere, potrebbe ben essere una grande esperienza!
Ho perso un pomeriggio intero e tutta la serata a reimpostare il layout del sito. Non so se è stato un alibi per non studiare o cocciutaggine! Uno script javascript non voleva proprio saperne di funzionare. Ma come si dice dalle mie parti "la tigna è tigna"! Adesso lo script funziona e carica casualmente la foto lunga sul lato sinistro. Se cliccate sull'immagine questa cambia, sempre casualmente su una scelta massima di ventitre, per ora.

Il cuore domanda sempre o che i / suoi piaceri siano accresciuti, o che i / suoi dolori siano compianti; domanda di / agitarsi e agitare, perché sente che / il moto sta nella vita e la tranquillità / nella morte; e trova unico aiuto nella / parola, e la riscalda de' suoi / desideri, e la adorna delle sue speranze, / e fa che altri tremi al suo timore / e pianga alle sue lacrime... (U. Foscolo)
[9] Essere sé stessi è una questione di limature: si arriva alla verità quanto più si scarta il superfluo!
"[...] Entrando in biblioteca, i due bambini trovarono un’atmosfera di silenzio profondo e solenne, come se il funerale fosse ancora in corso. C’erano vecchi che leggevano il giornale. Pensatori del posto chini sui loro libroni. Studenti alle prese con le loro ricerche. Tutti in silenzio, ansiosi di sapere, davanti ai libri. In piena concentrazione. Lionel non si limitava a sussurrare, camminava in punta di piedi. Lo faceva per rispetto dei libri, più che dei lettori. Uilysses lo seguiva, anche lui in punta di piedi, ed esploravano la biblioteca, ciascuno a caccia dei suoi tesori, Lionel – libri – Ulysses – gente. Lionel non li leggeva, i libri, e non era venuto in biblioteca per prenderne uno in prestito. Si accontentava di ammirarli, migliaia e migliaia di libri. Indicava al suo amico un’intera fila di scaffali mormorando: «Guarda questi... e questi. E questi. Qui ce n’è uno rosso. Quanti. Là ce n’è uno verde. Guarda quanti».
Alla fine la signora Gallagher, la vecchia bibliotecarta, fece caso ai bambini e si diresse verso di loro. E non sussurrò affatto. Parlò a voce alta e chiara, come se non fosse affatto in una biblioteca, tanto che Lionel ne fu quasi spaventato e più di un lettore alzò gli occhi dal libro.
«State cercando qualcosa, ragazzi?» chiese la signora Gallagher.
«Libri» sussurrò Lionel pianissisirno.
«Che genere di libri?»
«Tutti».
«Tutti? Cosa vorresti dire? Non si possono prendere in prestito più di quattro libri per tessera».
«Ma io non voglio prenderne in prestito nessuno».
«Si può sapere cosa vorresti farci, allora?»
«Voglio soltanto guardarli».
«Guardarli? Non serve a questo, una biblioteca pubblica. Puoi guardare dentro ai libri, puoi guardare le figure, vuoi dirmi perché mai vorresti guardarli dal di fuori?»
«Perché mi piace» sussurrò Lionel. «Non si può?»
«Effettivamente non ci sono regole che lo vietano» ammise la bibliotecaria.
Guardò Ulysses. «E questo chi è?»
«Ulysses. Non sa leggere».
«E tu saresti capace di leggere?»
«No, ma lui nemmeno. È per questo che siamo amici. E l’unica persona che conosco che non sa leggere, oltre me».
La vecchia bibliotecaria osservò i due amici. Una situazione veramente inedita, in tanti anni d’esperienza alla biblioteca pubblica. «D’accordo» concluse, «forse non cambia molto, se non sapete leggere. Io so leggere. Non faccio che leggere libri da sessant’anni, chissà se ha fatto davvero molta differenza. Andate pure a guardarvi tutti i libri che volete».
«Grazie, signora» disse Lionel.
I due amici si spinsero ancora più a fondo nel regno dell’avventura e del mistero. Lionel continuò ad additare libri a Ulysses. «Guarda questi.. e quelli. E questi. Tutti libri, Ulysses». Si fermò sovrappensiero. «Chissà cosa dicono, in tutti questi libri». Indicò una zona densa di libri, cinque interi scaffali. «Prendi questi. Cosa dicono, mi domando». Ne scovò uno verdissimo, come erba fresca. «Guarda questo. Questo èveramente carino, Ulysses».
Intimorito da quello che stava facendo, Lionel prese il libro dallo scaffale, lo tenne un momento in mano e lo aprì. «Qui, Ulysses! Il libro! Ecco! Lo vedi? Dicono qualcosa, qui dentro!» Puntò il dito sulla pagina stampata. «C’è una ‘A’. Sì, questa è proprio una A’. C’è un’altra lettera di qualche tipo, non so bene quale. Ogni lettera è diversa dall’altra, ogni parola è diversa dall’altra». Si guardò intorno sospirando. «Non credo che imparerò mai a leggere, ma di sicuro mi piacerebbe sapere cosa dicono. Guarda, una figura, la figura di una ragazza. La vedi?» Continuò a voltare le pagine e disse: «Lettere su lettere, una parola dopo l’altra, e così fino alla fine del libro. Questa è una biblioteca pubblica, Ulysses. Libri da tutte le parti». Diede un ultimo sguardo di ammirato rispetto alle parole impresse sulla pagina, mormorando tra sé, come se stesse tentando di leggere. Scosse la testa. «Non puoi capire cosa c’è scritto se non sai leggere, Ulysses, e io non so leggere».
Chiuse lentamente il libro, lo rimise al suo posto, poi i due amici uscirono dalla biblioteca in punta di piedi. Appena fuori, Ulysses fece un salto di gioia. Aveva imparato qualcosa di nuovo."
[W.Saroyan - La commedia umana - Marcos y Marcos]
[Fotografia]: Due macchine che corrono lungo tornanti di montagna. Tre ragazzi nella prima, tre ragazzi nella seconda. Prima di iniziare la salita verso la sommità della montagna i ragazzi si fermano in una zona di sosta per decidere se salire, lassù c'è il cielo completamente coperto.
-Saliamo dai- dice quello con i capelli lunghi- al massimo torniamo subito giù, tanto neve non ce n'è ancora.
-E dai, saliamo, facciamolo contento- rispondono quasi tutti gli altri.
Lungo la strada l'autunno che si manifesta, le foglie di olmi e tigli e ippocastani tendono un tappeto rossiccio del sole che hanno conservato e trattenuto.
Verso l'alto la visibilità diminuisce, il mondo si perde in trasparenza. I contorni non hanno più significato, i confini delle cose non esistono più. Si ha l'impressione di aver varcato quella sottile linea che distingue una cosa dall'altra.
I ragazzi fermano le macchine, quasi impauriti dal luogo escono in punta di piedi. Non riescono a distinguere il volto dei loro compagni. A vederli potresti pensare che non stanno nemmeno respirando.
Passa qualche minuto, sempre in silenzio.
-Gridiamo- dice quello con i capelli lunghi- gridiamo dai!
-Questo è pazzo risponde il primo
-AAAAAAAAAAAH! -grida quello più indietro. E poi l'altro. E l'altro ancora. E poi tutti.
-E' come un argine che si rompe- dice quello con i capelli lunghi -t'accorgi di come tutto quello che ti comprime dentro se ne vada via nella nebbia e voli lontano con l'eco.
-Ma non dire cazzate- dice scherzando uno dei ragazzi e gli dà una spinta, per gioco. E lo trascina un pò. Ma per gioco.
E i sei ragazzi sembrano aver varcato un confine, racchiuso e custodito dentro di loro. E cominciano a cantare, ma con una felicità e una gioia che prima non avevano. E cominciano a ridere e a camminare nella nebbia, ma con una felicità.
E si perdono per una curva che non finisce più, che a guardarla bene sembrerebbe la loro vita, ma c'è la nebbia ed è un montagna e non è altro che una curva su una montagna piena di nebbia. E lo sai perché ci sono gli altri accanto, che ti trascinano un pò, ma così, per gioco.
Ah! Se l'avessi incontrata prima, Molly, quando c'era ancora il tempo di prendere una strada invece che un'altra! Prima di perdere il mio entusiasmo su quella troia di Musyne e su quella stronzetta di Lola! Ma era troppo tardi per rifarmi una giovinezza. Ci credevo più! Si diventa rapidamente vecchi e in modo irrimediabile per giunta. Te ne accorgi dal modo che hai preso di amare le tue disgrazie tuo malgrado. La natura è più forte di Te, ecco tutto. Ci prende le misure in un certo genere e non puoi più uscirne da quel genere lì. Io, avevo preso la strada dell'inquietudine. Si prende pian piano sul serio il proprio ruolo e il proprio destino senza rendersene ben conto e poi quando ci si volta indietro è troppo tardi per cambiare.

Buona, ammirevole Molly, vorrei se può ancora leggermi, da un posto che non conosco, che lei sapesse che non sono cambiato per lei, che l'amo ancora e sempre, a modo mio, che lei può venire qui quando vuole e dividere il mio pane e il mio destino furtivo. Se lei non è più bella, ebbene tanto peggio! Ci arrangeremo! Ho conservato tanto della sua bellezza in me, così viva, così calda che ne ho ancora per tutti e due e per almeno vent'anni ancora, il tempo di arrivare alla fine.
Per lasciarla mi ci è voluto proprio della follia, della specie più brutta e fredda. Comunque, ho difeso la mia anima fino ad oggi e se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cialtrone, volgare come gli altri, per quel tanto di gentilezza e di sogno che Molly m'ha dato nel corso di qualche mese d'America.
[L.F.Céline - Viaggio al termine della notte]