domenica, 30 novembre 2003

Parole rubate ad una vecchia lettera:

Una scatola di scarpe grigia, ben conservata, chiusa con nastro adesivo giallo. Basta un taglierino per aprirla, come passato che vuol rivivere. Dentro oggetti sedimentati di un passato non troppo lontano. Le prime cose che balzano allo sguardo sono le ultime che ho nascosto.

Un foglio di carta piegato. Al centro è soprco di olio, quello che c'era scritto sopra si è disperso o si è fuso con quello che era scritto sull'altro verso. Si legge ancora qualcosa, sono numeri di telefono e nomi degli ultimi compagni di lavoro. Di alcuni non ricordo nemmeno il volto. Aprendolo vola via un foglio da block notes. Sopra uno 'smile' disegnato a matita e sotto c'è scritto Daniele con grafia da bambino. E' un block notes del CONI.

Due fogli di carta da stampante piegati esattamente a metà. Sul primo c'è scritto: '90 motivi per cui è bello essere un ragazzo'.

Foto: Io, Fabio, Maria Assunta, Giulio. Siamo nel bagno di casa di Andrea. Le facce completamente rosse. Ho i capelli cortissimi e allungo un dito per indicare una macchia sul vestito di Maria Assunta. Sono impacciato. Dietro la foto c'è un'iscrizione: 'Mare da Andrea, estate tra il terzo e il quarto'.

Fogli da stampante ripiegati e scarabocchiati. C'è un titolo: 'programma di Italiano classe V sez. B'. La firma di un professore morto qualche anno fa. Mi vengono in mente tutte le volte che mi ha deriso davanti a tutta la classe per le mie 'fantasiose' traduzioni dal latino. Ricordo le poesie che scriveva, in dialetto, colme di passione. La firma è illegibile, immagino che sia stato lui.

Pieghevole pubblicitario della manifestazione 'Sora città del Natale'. Non so perché sia qui. Forse quell'anno Francesca ha fatto una mostra. Forse siamo andati a vedere i presepi.

La confezione di un test di gravidanza. C'è scritto risultato positivo in un minuto. Sulla parola positivo c'è un tratto a penna, profondo, ha solcato il cartoncino più volte. Sull'altra estremità c'è scritto riprovare tra un mese.

Libretto delle giustificazioni del primo liceo. Finito. Le prime dieci giustificazioni sono del 1992, le altre sono del 1996.

Libretto delle giustificazioni del quinto liceo. Finito. Le giustificazioni sono tutte del 1995/96. Tutte firmate da me.

Libretto delle giustificazioni di Fabio del terzo liceo. Quasi finito. Ci sono giustificazioni firmate dal padre di Fabio, poi giustificazioni del quinto anno firmate da me. Presumibilmente ho usato il libretto di Fabio per giustificare qualche assenza.

Un diario, anno 1992. Sollevo la copertina 'Just Ride It'. Una giustificazione per il compito di storia, una per l'ora di educazione fisica. Vado avanti. L'orario, i nomi dei professori, i libri da leggere durante l'anno: Gente in aspromonte, il gattopardo, a ciascuno il suo. Nelle pagine successive compiti. Disegni di astronavi. Una frase in latino stentato.

Una lettera d'amore ingiallita, stampata con una vecchia stampante ad aghi. I caratteri sono neri nella metà superiore e rossi in quella inferiore. C'è uno strano segno in alto a destra. Caratteri scritti a mano. Penna biro, azzurra.

Ricevuta di ammissione al corso di laurea in Ingegneria elettronica. Anno 1996/97. Il mio nome scritto in corsivo, due elle. Macchie di sugo e qualcosa di indefinito nell'estremità inferiore destra. Un timbro a sinistra: aula CL8

Un vecchio biglietto del treno. Il timbro stabilisce un giorno: sei novembre novantasei. Dietro appuntato a penna un breve memorandum: io e Maria Assunta a villa borghese. Immagini dal mio passato. Non ricordo.

Un biglietto da visita, Grassellini Federico, direttore della rivista Sushi. Tratteggiato a matita il numero di telefono di Irene. Dietro gli orari dei treni Poggibonsi - Siena, Siena - Chiusi, Chiusi - Roma. Un commento in basso: vorrei andare a Torino invece torno a casa.

Una foto di Donata, un ricciolo sull'occhio. Un sorriso stretto fra i denti. Sarebbe partita da lì a pochi giorni.

Un manifesto elettorale: Lista n°3 Silchepil e i problemi non ricrescono. Anno 1996, quinto liceo. Elezioni dei rappresentanti d'istituto. Il manifesto è pieno di facce di persone. Un pelo tra queste e una pinza che lo estirpa. A sinistra i nomi dei candidati: Alessandra, Francesca, Rita, Diana e Io. Beato tra le donne.

Compito di Storia. Segni rossi sparsi. Qualche correzione ortografica. Otto domande. Nell'ultima pagina il mio nome, la data : otto aprile novantacinque. Quarto B. Più sotto il voto. Penna stilografica, rosso. Sette e mezzo. La firma della professoressa: Papitto.

Certificato elettorale, referendum popolari del 15 giugno 1997. C'è il mio nome, la mia data di nascita e il luogo in cui vivo. C'è la firma del sindaco. Dietro una lettera, scrittura tonda, espressiva, fluente. Le ultime parole: 'forse riuscirò a capire cosa provo per te, magari, domani che è natale, gli darò un nome. Ti voglio bene, Chicca'.

Una cartolina azzurra: Ministero della difesa. Raccomandata arrivata con due giorni di ritardo. C'è il mio nome e il luogo di destinazione. "L'interessato è pregato di presentarsi presso il Distretto militare d'appartenenza". La destinazione definitiva la biblioteca statale annessa al monumento di Casamari. 11 Gennaio 1999.

Un diario, classe quarto B. Copertina azzurra. Immagini stilizzate in giallo e viola di cattivik. Orario provvisorio. Scarabocchi. Una pagina piena di 'che palle!'. Decine di pagine vuote. Una foto tessera di me Donata e Marianna. Donata ha i capelli lunghi. Un nasino a patata. Un sorriso ampio, coinvolgente. Una foto di Maria Assunta, sfocata, tendente al bianco. Frasi prese da libri. Una frase di S. Agostino: 'La verità non è un dato oggettivo'. Le pagine che vanno dal primo al cinque luglio sono piene di conti, probabilmente punteggio della briscola. Partecipanti Io, Fabio, Maria assunta e qualcuno che non si capisce. Appunti sull'Ariosto e la sua poetica.

Tessera numero 25 del Fabio Rava Fan Club. Nome di battaglia: 'A muzzo!' Sul dorso un intreccio di semicirconferenze blu e verdi e la dicitura Incredibile con la R in evidenza.

Tessera numero 17 dell'EFC. Fondo arancione. In primo piano la scritta EFC e il logo degli einsturzende.

Tessera n° 120 anno 1998 del Centro Fumetto 'Andrea Pazienza'.

Carta n° 2104778 Epson on line. Valida fino al primo aprile 2000. Ecco dov'era finita.

Una confezione di fiammiferi usata. Sopra c'è scritto Jean Coutu: 7 jours, 7 soirs. Dietro un cuore serigrafato, ammiccante: On trouve de tout...même un ami.

Un biglietto del treno: Roma termini - Torino porta nuova. Andata e ritorno. Cinque febbraio novantotto. Nessuna annotazione. In stazione c'era ad aspettarmi Barbara. Abitava ancora insieme a suo padre e a sua nonna. Quello stesso giorno ho conosciuto i genitori di Miranda. E ho visto Irene per la prima volta nella sua città.

Fogli stampati: cosa vuol dire una ragazza quando dice... Sembrano nuovi, non credo che nessuno li abbia mai letti. Non capisco perché siano qui.

Uno scontrino: Brek. Rist. Spa, piazza cavour 20, Padova. 28 Marzo 1997. Il 28 marzo 1998 era il compleanno di Irene. Eravamo in piazza cavour a Torino. Avevamo scritto un bigliettino lasciando piccoli frammenti di noi alle parole. Lo abbiamo nascosto fra le fessure della statua di Cavour.

Un biglietto del treno: Roma Termini - Bologna centrale. Diciotto luglio novantasette.

Un altro biglietto del treno: Bologna centrale - Padova. Diciannove luglio novantasette. C'è un timbro sbiadito, sono le quattro del mattino.

Tabulato di stampa. Due donne nude stampate in bassa risoluzione con una stampante ad aghi. Le linee che si congiungono lasciano immaginare più che vedere. Una dedica: "Perché ora che hai diciotto anni, non perda il gusto intenso della trasgressione." Fabio, 3 marzo 1995.

Un biglietto del treno: Civitavecchia - Torino Porta nuova. Sul retro un appunto scritto a penna: week-end memorabile!

Abbonamenti mensili al treno, tratta Roma - Frosinone.

Un biglietto del cinema, cinema Ambrosio, Torino. Film, qualcosa è cambiato. Sette febbraio 98.

Biglietti dei mezzi pubblici Torinesi.

Biglietto del treno.

Un paio di guanti da portiere, da bambino. Tessuto rosso elastico. Macchie plastiche di colore nero lungo le dita. Odore di sabbia e terra.

Un biglietto del treno: Torino - Roma, solo andata. Solo ritorno.

Un topolino di plastica. I capelli di stoffa gialla, consunta. Il vestito doveva essere di colore azzurro. Le orecchie mangiucchiate. Mancano quelle che sarebbero dovute essere le mani. La gamba destra è piegata verso l'interno. L'espressione stupita: occhi spalancati, la bocca come un puntino, le guance gommose e ampie. La notte, da piccolo, lo chiamavo AMICO.


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martedì, 18 novembre 2003

Nel tempo di una poesia il cielo è trasmutato.


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Dieci giorni che non scrivo. Stormi di uccelli rimbalzano sul soffitto del cielo cercando una via di fuga; i palazzi tutt'intorno scatole luminose prive di vita. I suoni vanno scemando: il calpestio di un'andatura si perde, sincopata, lontano da questo punto di osservazione.

Mi vesto d'autunno aspettando qualcosa che forse non esiste e che non conosco del tutto, mentre spesse nuvole di smog imprigionano la città.Concentrare in un sol punto tutti questi sforzi di migliorarmi mi distrugge.

Mi passano avanti decine di persone; sono combattuto tra la fuga dagli sguardi e la curiosità per le loro vite. Il risultato è un'immobilità che non mi appartiene e un silenzio che non comunica nulla.

Una ragazza bionda chiede da accendere, indugia, poi lo chiede a me, sorride. Le macchine fuggono, lentamente, ma con una costanza che manifesta la fretta del ritorno.

Un gruppo di ragazzi rumoreggia uscendo da un edificio, non c'è nulla che li distingua l'uno dall'altro. Non c'è nulla che sia intuizione, solo miserabile apparenza. Feticci viventi di una religione dell'immagine. Com'è triste vivere in questo mondo, alle volte: insensibile a tutto tranne che a se stesso. 


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[7]   Ci sono istinti che la mente non comprende e ferite che il cuore non sopporta.


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sabato, 08 novembre 2003

"Quando sorge il sole mi pento amaramente di non aver peccato"  (A.Merini)


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venerdì, 07 novembre 2003

"...obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve" (I.Calvino)

Spesso mi soffermo a riflettere su come saranno da vecchie le persone che osservo. Alcune non le immagino tanto diverse da come sono ora, altre invecchiano così diversamente ai miei occhi da non riconoscerle. Mi accorgo che, in potenza, il presente contiene ogni possibile futuro, anche quello del viso.


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[6]   La passione è un dato oggettivo?


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martedì, 04 novembre 2003

Un vero viaggio di scoperta non è vedere nuove terre, ma avere nuovi occhi. (M.Proust)


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Arriva in fine il momento in cui sei stufo di essere stufo e ti chiedi per chi o per cosa ti sei tanto astiosamente dannato. E' il momento questo di dare una svolta metacognitiva alle cose e di conseguenza a questo blog.


postato da: _hold3n alle ore 10:34 | link | commenti (1)
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